ALLA FINE SBAGLIAMO TUTTI …
“ma si impara. “ 

E’ con queste parole che si conclude l’intervista a Chris Van Doorslaer, 55 anni, belga e CEO di Cartamundi, multinazionale produttrice di carte da gioco.  Sono lieto di essere in contatto con lui e vorrei condividere le sue esperienze con voi.
Chris viaggia molto per lavoro, prende circa 100 voli all’anno ed ha interessanti aneddoti da raccontare. Ero anche io in volo per Praga quando mi sono imbattuto in questa sua intervista. Come nel caso del mio precedente Pulse, dove assieme a Michael Stausholm di Sproutworld abbiamo dissertato in merito a come la personalità fosse un elemento chiave nel processo decisionale per assumere o meno un candidato, vi invito ad una riflessione dopo che avrete letto quel che Chris dirà in merito a come adattarsi e fare uno sforzo quando per lavoro ci troviamo a confrontarci con altre culture. In corsivo le mie considerazioni.

“ Siate pronti ad adattarvi”
“ Cartamundi lavora con 120 Paesi del Mondo e  quindi viaggio molto. Una volta fui ospite d’onore ad una cena in Cina. Ci portarono un enorme pesce, ognuno ricevette una porzione. Quando fu il mio turno, quale ospite d’onore mi servirono la testa, una enorme, orrenda, testa di pesce!  Mi spiegarono come la testa fosse destina al commensale cui rendevano onore, cioè io. Non fu affatto facile mangiarla ma quando ebbi finito avevo il loro rispetto. Credo che il mio gesto aiutò a stabilire una solida relazione lavorativa.   (guadagniamo il rispetto degli altri con i fatti, a volte con gesti semplici)

“Fidatevi dei vostri partner di lavoro”
“Ero in Giappone per chiudere un affare con una compagnia giapponese, la creazione di una joint venture e non ero sicuro dell’operazione. Notando la mia apprensione, l’AD dell’azienda giapponese mi spiegò come la sua compagnia fosse stata fondata dal nonno (quella che noi chiameremmo di III° generazione)  e di come fare la cosa giusta e farla bene fosse per lui vitale per l’onore dell’antenato. Detto quello scrisse qualcosa e lo consegnò al mio interprete, questi sgranò gli occhi leggendolo, mi spiegò che quello che mi aveva dato era un antico giuramento samurai , qualcosa che si da solo a qualcuno di cui ci si fida completamente. Stringemmo l’accordo e ancora oggi siamo partner. (cercare una situazione in cui tutte le parti coinvolte traggano beneficio è la miglior politica e la fiducia è la base di ogni rapporto.)

“Fate uno sforzo”
“Mi trovavo in India, avrei incontrato di persona per la prima volta il nostro partner locale. Sarebbe stata una cena formale. Decisi d’acquistare degli abiti tradizionali indiani per celebrare la loro cultura e dimostrare loro come fossi pronto ad impegnarmi per il successo e farlo nel rispetto delle loro tradizioni. Ebbene, arrivato vidi che tutti gli invitati indiani indossavano giacca e cravatta ed erano abbigliati nello stile più occidentale che avessero trovato. Avevamo avuto la stessa idea! Entrambi avevamo dato importanza all’occasione ed al rispetto dell’altro sforzandoci d’essere aperti. Lavoriamo assieme da anni e continueremo a farlo.  ( reciprocità! Il rispetto non esiste se unilaterale)

“ Siate sensibili alle esigenze altrui”
“Doversi confrontare con culture ed esigenze diverse può essere difficile ma è una parte fondamentale del mondo del lavoro moderno. Anche solo organizzare un buffet può essere una sfida! Tener conto di chi non può mangiare maiale, altri manzo ed altri ancora crostacei…
Si commettono errori ma si impara.”

INVITO ALLA RIFLESSIONE
Non tutti gli incontri di lavoro con stranieri vanno bene come negli aneddoti di Chris, dobbiamo essere pronti a sbagliare ed ancor più accettare gli sbagli degli altri, tanto più quando ci confrontiamo con stranieri. Ricordiamoci anzitutto che ai loro occhi, siamo noi gli stranieri tanto quanto ai nostri lo sono loro.
Ricordo ancora quando al mio primo giorno di lavoro a Nottingham partecipai ad una festa aziendale al pub. Non ero pronto e non mi aspettavo che i miei nuovi colleghi e direttori inglesi bevessero tanto e non avrei mai pensato che lo avrebbero fatto fino alle “estreme conseguenze”. Ebbene, imparai che una festa aziendale con i britannici non è sempre ciò cui siamo abituati in Italia, ora lo so, non mi stupisco e la cosa non influenza la mia relazione lavorativa. In Spagna invece, organizzai io appena arrivato una cena per quello che sarebbe stato il mio staff, volevo una chiusura di giornata allegra. Ebbene, io venivo da anni in UK, abituato a cenare alle 18.30 . Quando proposi una cena alle 19.30, nessuno disse nulla al momento, salvo poi che fui io a capire che avevo anticipato di circa tre ore il normale orario locale e loro non avevano avuto il coraggio di contraddirmi. Ho commesso un errore, ho imparato. Il rispetto deve essere reciproco però, senza reciprocità non può esserci collaborazione tra pari. Il mutuo rispetto non preclude il rapporto gerarchico ove presente ma lo rafforza, sempre.
Tanto sul lavoro che fuori, confrontarsi con stranieri può includere variabili di cui tener conto. Nella mia carriera ho selezionato per i miei clienti vari candidati stranieri, ingegneri turchi ed iraniani, contabili inglesi e funzionari vendita nord africani. Io stesso sono stato “l’altro” nel mio primo lavoro, l’italiano selezionato da un HR inglese. Quando ci confrontiamo con colleghi stranieri o se il nostro riporto diretto lo è, oppure questi sono i nostri Clienti/Partner o Fornitori /Partner, cerchiamo sempre di mediare e capire ciò che meglio fare in una data occasione o il modo migliore di comunicare nel comune interesse delle parti.
Voi, che esperienze avete vissuto e come avete reagito agli imprevisti culturali? Condividiamo i nostri racconti, i nostri successi ed errori per ricordarci che alla fine sbagliamo tutti ma impariamo.

L’intervista è la traduzione parziale della ampio articolo comparso su “Traveller” Ottobre ‘16. Questa traduzione non intende ledere i diritti della rivista Traveller e del giornalista Simeon De La Torre a cui va il credito. Chi volesse conoscere meglio questa realtà può visitare il sito www.cartamundi.it